Nel panorama della cucina italiana contemporanea, il risotto alle 3 P rappresenta un’eccellenza gastronomica che unisce raffinatezza e praticità. Questo primo piatto, nato dalla creatività degli chef moderni, deve il suo nome ai tre ingredienti principali che iniziano con la lettera P: porro, prosecco e parmigiano. In meno di trenta minuti, è possibile portare in tavola un piatto degno dei migliori ristoranti, conquistando ospiti e familiari con una preparazione che esalta i sapori delicati e le texture cremose tipiche della tradizione risottiera italiana.
La tecnica di cottura richiede attenzione costante ma non presenta difficoltà particolari, rendendolo accessibile anche a chi si avvicina per la prima volta all’arte del risotto. L’equilibrio tra gli ingredienti crea un’armonia gustativa che seduce il palato senza risultare eccessiva, mentre la mantecatura finale trasforma il tutto in una crema vellutata e avvolgente.
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medio
€€
Ingredienti
Utensili
Preparazione
1. Preparazione del brodo e del porro
Versate il brodo vegetale in una pentola e portatelo a temperatura calda ma non bollente, mantenendolo sul fuoco a fiamma minima durante tutta la preparazione. Questo passaggio è fondamentale perché l’aggiunta di brodo freddo al riso interromperebbe la cottura e comprometterebbe la cremosità finale. Nel frattempo, pulite accuratamente il porro eliminando la parte verde più dura e le radici, conservando solo la parte bianca e quella verde chiaro. Tagliatelo a rondelle sottili di circa 2-3 millimetri di spessore, lavandolo bene sotto acqua corrente per eliminare eventuali residui di terra nascosti tra le foglie.
2. Soffritto del porro
In una casseruola larga a fondo spesso, fate sciogliere metà del burro insieme all’olio extravergine di oliva a fiamma media. Quando il burro sarà completamente fuso ma non ancora dorato, aggiungete il porro tagliato e fatelo appassire dolcemente per circa 5 minuti, mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno. Il porro deve diventare morbido e traslucido senza prendere colore, mantenendo la sua delicatezza aromatica. Se notate che sta dorando troppo rapidamente, abbassate leggermente la fiamma e aggiungete un cucchiaio di brodo per stemperare la cottura.
3. Tostatura del riso
Versate il riso carnaroli nella casseruola con il porro e mescolate energicamente per circa 2 minuti a fiamma media-alta. Questo processo, chiamato tostatura, permette ai chicchi di sigillarsi esternamente mantenendo l’amido all’interno, fondamentale per ottenere la giusta cremosità. Il riso è pronto quando diventa leggermente traslucido ai bordi ma mantiene un punto bianco al centro, e quando produce un leggero rumore simile a un crepitio. Non saltate mai questo passaggio perché determina la riuscita finale del vostro risotto.
4. Sfumatura con il prosecco
Alzate la fiamma al massimo e versate tutto il prosecco sul riso tostato in un’unica volta. Mescolate vigorosamente e lasciate evaporare completamente la parte alcolica, operazione che richiederà circa 2-3 minuti. Sentirete distintamente il profumo dell’alcol che evapora, seguito da un aroma più delicato e fruttato. La sfumatura è una tecnica che consiste nell’aggiungere un liquido alcolico a una preparazione calda per arricchirne il sapore eliminando la componente alcolica attraverso l’evaporazione. Quando il liquido sarà completamente assorbito, potrete procedere con la cottura vera e propria.
5. Cottura graduale del risotto
Abbassate la fiamma a intensità media e iniziate ad aggiungere il brodo caldo un mestolo alla volta, mescolando frequentemente. Aspettate sempre che il liquido precedente sia quasi completamente assorbito prima di aggiungerne altro, mantenendo un ritmo costante. Questa tecnica permette al riso di rilasciare gradualmente l’amido, creando quella cremosità caratteristica del risotto perfetto. La cottura richiederà circa 16-18 minuti complessivi, durante i quali dovrete rimanere vicino alla casseruola e mescolare regolarmente per evitare che il riso si attacchi al fondo. Assaggiate il riso dopo 15 minuti per verificare la cottura: deve risultare al dente, cioè morbido all’esterno ma con un leggero punto di resistenza al centro del chicco.
6. Mantecatura finale
Quando il riso avrà raggiunto la cottura desiderata, spegnete il fuoco e aggiungete il burro rimasto a pezzetti insieme al parmigiano reggiano grattugiato. Mescolate vigorosamente con movimenti circolari ampi e decisi per circa 1 minuto, incorporando aria nel composto. Questa fase, chiamata mantecatura, è il segreto per ottenere un risotto cremoso e vellutato. Il movimento deve essere energico ma non violento, con l’obiettivo di emulsionare i grassi del burro e del formaggio con l’amido rilasciato dal riso. Se il risotto risulta troppo denso, aggiungete un ultimo mestolo di brodo caldo. Aggiustate di sale se necessario e aggiungete una spolverata di pepe bianco macinato al momento, che conferisce un tocco aromatico delicato senza coprire gli altri sapori.
7. Riposo e servizio
Coprite la casseruola con un coperchio e lasciate riposare il risotto per 1 minuto lontano dal fuoco. Questo breve riposo permette agli ingredienti di amalgamarsi perfettamente e al risotto di raggiungere la consistenza ideale, che deve essere all’onda, cioè sufficientemente fluida da muoversi lentamente quando inclinate il piatto. Servite immediatamente nei piatti preriscaldati, distribuendo uniformemente e creando una superficie liscia con il dorso del cucchiaio. Completate con una grattugiata finale di parmigiano reggiano e, se desiderate, qualche filo di porro crudo tagliato finissimo come elemento decorativo e croccante.
Il trucco dello chef
Per un risultato ancora più raffinato, potete sostituire metà del brodo vegetale con brodo di pollo leggero, che arricchirà il sapore senza coprire la delicatezza del porro. Se il prosecco risulta troppo acido per i vostri gusti, optate per uno spumante brut di qualità leggermente più morbido. Un trucco professionale consiste nel grattugiare il parmigiano al momento e conservarlo a temperatura ambiente prima dell’uso: questo faciliterà la mantecatura e renderà il risotto più cremoso. Per verificare se il brodo ha la temperatura giusta, immergete un dito: deve essere caldo ma non scottare. Infine, ricordate che il risotto non aspetta: preparate tutto il necessario prima di iniziare e avvisate i commensali che il piatto sarà pronto in un momento preciso, perché va servito immediatamente per apprezzarne la cremosità perfetta.
Abbinamento enologico perfetto
Il risotto alle 3 P richiede un vino bianco che rispetti e valorizzi la delicatezza degli ingredienti senza sovrastarli. La scelta ideale ricade su un prosecco superiore DOCG di Valdobbiadene o Conegliano, preferibilmente nella versione brut, che riprende l’ingrediente utilizzato nella preparazione creando un’armonia gustativa perfetta. In alternativa, un Soave Classico DOC offre freschezza e note floreali che si sposano magnificamente con il porro, mentre un Lugana DOC dalla struttura più importante può accompagnare la cremosità del parmigiano.
Per chi preferisce un bianco più strutturato, un Verdicchio dei Castelli di Jesi nella versione classico rappresenta un’ottima scelta, con la sua sapidità che bilancia la grassezza della mantecatura. La temperatura di servizio ideale è tra 8 e 10 gradi, per preservare gli aromi senza anestetizzare il palato. Evitate vini troppo aromatici o invecchiati in legno, che coprirebbero i sapori delicati di questo primo piatto raffinato.
Informazione in più
Il risotto alle 3 P è una creazione relativamente recente della cucina italiana contemporanea, nata dall’estro di chef che hanno voluto semplificare e modernizzare la tradizione risottiera mantenendone l’eleganza. A differenza dei risotti classici come quello alla milanese o ai funghi porcini, questo piatto rappresenta un esempio perfetto di cucina fusion italiana, dove ingredienti tradizionali vengono combinati in modi innovativi per creare sapori nuovi ma riconoscibili.
La scelta del porro come ortaggio base non è casuale: rispetto alla cipolla, offre un sapore più delicato e dolce che non copre gli altri ingredienti, permettendo al prosecco e al parmigiano di esprimersi pienamente. Il riso carnaroli, varietà italiana per eccellenza, garantisce la tenuta di cottura perfetta grazie al suo alto contenuto di amilosio, l’amido che conferisce cremosità senza sfaldare il chicco.
Questo risotto incarna la filosofia della cucina italiana moderna: pochi ingredienti di qualità, tecnica impeccabile e rispetto delle materie prime. È diventato rapidamente un classico dei ristoranti contemporanei e delle cucine domestiche più attente, proprio per la sua capacità di coniugare semplicità esecutiva e risultato raffinato. La sua versatilità lo rende perfetto sia come piatto unico per una cena informale che come primo di un menu più articolato.



